Regolarizzati anche “richiedenti asilo” a cui era stata bocciata la domanda

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“Ho visto ieri sera il ministro dell’Agricoltura piangere per i diritti e i problemi dei poveri immigrati da regolarizzare, con tutto l’affetto del mondo e con tutti gli italiani in difficoltà, da un ministro uno si aspetta impegno e sofferenza per i cittadini italiani in difficoltà”. Lo ha detto il segretario della Lega Matteo Salvini a Telelombardia, commentando la commozione del ministro dell’Agricoltura Teresa Bellanova nel corso della conferenza stampa di ieri sera a palazzo Chigi nel presentare i contenuti del dl Rilancio.

“Ho letto oggi l’intervista di un ministro al ‘Corriere della Sera’ e ho appreso che la sanatoria non è rivolta solo a quelli che avevano un lavoro ma anche ai richiedenti asilo ai quali era stata bocciata la domanda. Ditemi voi cosa c’entrano con l’agricoltura o con i problemi delle famiglie italiane, sanare migliaia di immigranti irregolari”.

“Poi, ovviamente, uno si ricorda le lacrime della signora Fornero che piangeva mentre fregava milioni di pensionati italiani. Allora, una volta piangi mentre freghi le pensioni, un’altra mentre regolarizzi decine di migliaia di immigrati…”, ha concluso Salvini. Lo riporta l’Adnkronos.

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One thought on “Regolarizzati anche “richiedenti asilo” a cui era stata bocciata la domanda

  1. MIGRANTI, MES, REDDITO
    IL M5S FINISCE AL TAPPETO
    Impensabile ma vero, cade anche il tabù del reddito
    di cittadinanza:IL COMUNISMO È FINALMENTE AL GOVERNO! IN ITALIA GRAZIE AI CINQUE STELLE , RENZI, BOSCHI,BOLDRINI ,GRASSO,FIANO, RIZZO ,BONINO ,e con la collaborazione di MATTARELLA IL COMUNISMO HA PRESO IL POTERE. UNA TRUFFA CHE SOLO I GRANDI MENTITORI POTEVANO ARCHITETTARE ,TRUFFA AI DANNI DEGLI STESSI ELETTORI CINQUE STELLE. FORTUNATAMENTE VERRANNO A BREVE ELIMINATI POLITICAMENTE DAL POPOLO SOVRANO ITALIANO.Reddito di cittadinanza,No E METTONO IN PIAZZA,Comune E Dove Questo, DI TUTTO E DI PIU’. INCREDIBILE MA TUTTO VERO RECESSIONE.MAVOVRA, E NUMERI DELLO Scandalo TAGLI A Scuola, IMPRESE E CULTURE PER PAGARE REDDITO DI CITTADINANZA SENZA REDDITO X TUTTI A CASA SUSSIDI,PENSIONI E I POLITICI CHE FANNO I NOSTRI INTERESI.I percettori dovranno accettare anche di lavorare nei campi
    Il decreto registra la svolta: a guidare la partita sono ora Pd, Renzi e Conte. Dalla sanatoria dei braccianti al sussidio di emergenza una tantum, i gridellini si piegano. E il voto sul Salvatati incombe…Tutto dipende da quello
    che succede nel Movimento, bisogna guardare lì, vedere se si spacca o meno, capire se, come e per quanto sopravviverà il Conte 2…».Alle sei del pomeriggio il deputato
    di Forza Italia attraversa piazza Colonna mentre i ministri raggiungono
    palazzo Chigi per il via libera al decreto Rilancio, la cartina di tornasole
    della capacità dell’esecutivo di tirare
    fuori il Paese dalla depressione economica e sociale provocata dalla
    pandemia.
    L’osservazione metodica degli umori
    del Movimento che detiene la maggioranza dei parlamentari eletti (circa 290 al netto di espulsioni e addii contro i 318 iniziali) è da tempo oggetto di analisi di osservatori e politici. Ma se in questi dieci mesi sono emerse soprattutto sfumature più o meno accentuate, la gestione del
    decreto Rilancio, data anche la potenza economica del provvedimento (55 miliardi PER liberarne 120), è il primo vero test sulla tenuta delle bandierine ideologiche dei 5 Stelle.
    Il Movimento esce da questo lunga
    trattativa ammaccato perché ha preso due o tre “schiaffi ” su regolarizzazioni di lavoratori in nero e migranti, reddito di emergenza e taglio dell’Irap. È stretto nell’angolo tra il caso Bonafede la cui mozione di sfiducia per la pessima gestione delle carceri sarà discussa e votata il 20 maggio al Senato e la votazione sul Mes, i 37 miliardi del Fondo di garanzia che i gridellini insistono nel dire di non voler accettare.
    Così che ieri sera risultava un po’
    sopra le righe il
    comunicato finale del capo politico Vito Crimi quando ha rivendicato
    «la misura per i lavoratori stagionali,
    colf e badanti che è diventata fi nalmente soddisfacente e condivisibile:
    non si fanno sconti o regali a chi non
    li merita». In realtà Crimi non la voleva proprio per non lasciare campo
    alle destre e l’ha, alla fi ne, subìta. Ha
    rivendicato il Reddito di emergenza che è presente nel decreto ma si
    tratta di una misura una tantum, in
    due tranche, per un massimo di 400
    euro ciascuna, ben lontana insomma
    da quella misura universale vagheggiata prima da Gian Roberto Casaleggio e di recente da Beppe Grillo.
    «Il decreto Rilancio – ha detto Crimi
    – è un provvedimento senza precedenti in favore di imprese, lavoratori,
    famiglie e che prevede anche risorse
    ingenti per la sanità e la scuola». Poi
    la tirata fi nale: «Il Movimento 5 Stelle sta dando con responsabilità un
    contributo fondamentale al Paese in
    questa fase così diffi cile e importante. Tutto il resto non ci interessa: la
    missione alla quale siamo chiamati spazza via qualunque rumore di
    sottofondo».
    Una retorica che va a
    sbattere con
    gli umori dei
    parlamentari raccolti tra il cortile
    e il Transatlantico e così
    sintetizzabili: «Conte non
    rischia anche
    se è sempre
    più autonomo.
    Il problema è
    che ci stiamo
    schiacciando sotto Renzi e il Pd». “Schiacciati” forse è eccessivo. M5s sembra
    però aver perso la goldenshare del
    governo.
    Il decreto, 464 pagine per 268 articoli, sembra essere alla fi ne un buon
    bilanciamento tra aiuti a lavoratori e
    famiglie e aiuti anche a chi fa impresa e crea posti
    di lavoro. Tra
    l’assistenzialismo, padre del
    reddito di cittadinanza, e la
    richiesta di investimenti per
    le aziende che
    il n.1 di Confindustria Bonomi ha messo
    sul tavolo nei
    giorni scorsi. Del vagheggiato Reddito
    di emergenza
    è rimasta una
    m i s u ra u n a
    tantum, due
    rate da 400 euro, nulla a che
    vedere con il
    reddito gemello e parallelo al
    Reddito di cittadinanza.
    Un altro vessillo abbattuto, e inimmaginabile fi no a due settimane fa,
    è che il percettore del Reddito di cittadinanza dovrà accettare di andare a lavorare nei campi dove manca
    manodopera, almeno 250mila braccianti. «Per far fronte alle richieste
    di manodopera in agricoltura – ha
    spiegato ieri sera la ministra del Lavoro Nunzia Cataldo che del Reddito di cittadinanza fu la “mamma”
    – io stessa ho inserito una norma che
    consentirà ai percettori di Reddito di
    cittadinanza, Naspi e altri ammortizzatori sociali di accettare una proposta di lavoro senza perdere il diritto
    al benefi cio». All’inizio era stata una
    provocazione della Lega a cui il Movimento disse subito no. Cambiare
    idea è segno di intelligenza.
    Il passo indietro più feroce è stato
    quello sul capitolo regolamentazioni di lavoratori a nero e immigrati. Di
    Maio, Crimi e i fedelissimi, già al governo con la Lega, non ne volevano
    sapere di dover sopportare la propaganda leghista sulla sanatoria per
    gli immigrati. Due ministre, Bellanova (Iv) che ne ha fatto una questione
    di etica e dignità – stop allo sfruttamento – e Luciana Lamorgese titolare del Viminale che ne ha fatto una
    questione di sicurezza, hanno lavorato per settimane a uno schema
    con doppio binario per i lavoratori a
    nero e italiani (possono essere regolarizzati con una tantum da 400 euro
    purché il datore di lavoro non abbia
    precedenti) e per gli stranieri (permesso di soggiorno a chi ha già avuto un lavoro in Italia, è qui da prima
    dell’8 marzo). Si parla di circa 600
    mila regolarizzazioni. È lo schema già approvato domenica sera, approfondito per evitare condoni previdenziali, su cui Crimi ha ingaggiato
    una battaglia di 48 ore. Inutile. Peggio, dannosa. Come un pugile un po’
    suonato, ora il Movimento guarda
    con preoccupazione a due scadenze
    d’aula: la mozione contro Bonafede
    (20 maggio) anche se Pd e Iv assicurano l’appoggio totale; il dibattito, con voto fi nale, sul Mes previsto
    tra fi ne maggio e primi di giugno. Se
    l’Italia dovesse alzare un po’ la testa,
    diventa tutto più facile. In caso contrario, c’è già chi evoca il 7 agosto
    2019 e il voto sulla Tav al Senato. La
    vigilia della crisi di governo

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